Non v'è cosa più dolce che addormentarsi tra le braccia della persona amata.
Nemo, potrò mai liberarmi di te?
Non v'è cosa più dolce che addormentarsi tra le braccia della persona amata.
Nemo, potrò mai liberarmi di te?
Funikolì, funikolà
Si torna all'antico, gente, ma solo per oggi.
Sapete chi ho incocciato sabato? Il Grande Orbo che un vedevo da un annetto. Dopo i baci e gl'abbracci di prammatica, si finisce a cena. La solita sgranata: antipasto rinforzato, primo e pizza. Al dolce, colmi di birra, s'è iniziato a filosofeggiare e lui m'ha regalato una bellissima perla di saggezza che merita d'essere ricordata.
'O barbiere
te fa bello,
'o vino
te fa guappo,
e 'a femmena
te fa fesso!
Una delle mie lettrici clandestine sostiene che quanto avete appena letto è un detto di "minkia". Io dissento. Però sono un "maskio" e i "maski", si sa, hanno sempre una marcia in meno.
Si volta pagina.
Ho cambiato lavoro.
Nuove responsabilità
Nuovi colleghi.
Uno stipendio più decoroso.
Sono tornato al punto di partenza.
In questo blog mai capito.
Regalo della "bella" e "cara" Fujiko.
Uno dei tanti bluff che si incocciano nelle fogne del Cartone.
Ho lasciato le Streghe.
Un gruppo di amiche carissime che spero di ritrovare un giorno.
Non ho più il mio amore lontano.
Che mi vorrebbe solo parole.
Vivo.
E guardo avanti.
Senza spingermi troppo oltre.
Perché uomo precario spesso costretto a scegliere il meno peggio.
Mmm...
Ultimamente ciò che scrivo tende al melodramma.
La cosa non mi piace granché.
Ma non intendo cancellare nulla.
È buona la prima.
Sempre.

Monte Morello. Poggio Trini. Veduta invernale.
Non è luogo per naturisti.
In teoria.
Nietzsche bagnato
Sbatto le palpebre. Ho la fronte madida di sudore e la luce del sole negli occhi. Una luce cruda, abbacinante. Mi sollevo a sedere sul materassino di gommapiuma su cui ero sdraiato e, mezzo intontito dal sonno, inizio a frugare nell'erba.
"David..."
Una voce. La tua.
"Oh?"
"Hai perso qualcosa?"
Volto il capo verso di te. I nostri sguardi s'incrociano.
"Sì, i Ray-Ban."
Ridi.
"Li hai messi in cima alla testa."
Il senso delle tue parole mi sfugge. Ho il cervello ancora incriccato.
"Che..."
"Gli occhiali, David. Li hai messi in cima alla testa prima di appisolarti. Ricordi?"
Poso la mano destra sul capo. Trovo la montatura dei Ray-Ban.
"Già, è vero."
Inghiotto saliva. Ho la gola riarsa.
"Ilaria..."
"Sì?"
"Il mio lurido zainetto, quello poggiato vicino alla tua bella borsa zebrata. Me lo passeresti, di grazia?"
Scuoti la testa, le labbra piegate in un tenue sorriso.
"Non te lo puoi prendere da solo?"
Inforco gli occhiali. Li sistemo sulla punta del naso.
"Ahimé no, passerotta. Sono ancora in modalità provvisoria."
Sbuffi.
"Non cominciare a rifilarmi i soliti nomignoli insulsi, David. Non lo sopporto."
Balzo in piedi, rigido sull'attenti.
"Come la Venere comanda!"
Mi lanci un'occhiata folgorante.
"Tu..."
Ti sorrido a centodue denti.
"Io cosa, Ilaria?"
Scuoti di nuovo la testa e, dopo avermi lanciato un'altra occhiata folgorante, torni a leggere il libriccino che tieni stretto tra le mani, avvolta in un esile bikini nero con i lacci e seduta a gambe incrociate su un telo da spiaggia griffato Paul Frank.
"Ciccina..."
Alzi lo sguardo, gli occhi ridotti a una fessura sottile.
"Il mio lurido zainetto, please."
Trai un sospiro.
"Quanto rompi, David. Sei proprio una piaga."
"Però ti voglio un bene profondo."
"Sì, come no."
Posi il libriccino tra le cosce, afferri lo zainetto da terra e me lo scagli addosso.
"Contento?"
Ti sorrido ancora a centodue denti.
"Kyllä joo, minun keiju."
Mi mostri la lingua.
"Fanculo tu e tutte le fatine della Finlandia."
"Sempre agl'ordini, Venere!"
Riprendi il libriccino tra le mani. Io sono alle prese con la zip dello zainetto.
"David..."
Ti lancio un'occhiata. La tua bocca fa venire voglia di baci solo a guardarla.
"Oh?"
"Voglio stare con i miei pensieri. Devo leggere e cogitare."
Inarco un sopracciglio.
"Cogitare, Ilaria?"
Mi fissi. Nei tuoi occhi bruni arde una fiamma indomabile.
"Sì, David, cogitare."
Sogghigno.
"Come vuoi tu, anima mia. Ti lascio alle tue elucubrazioni senza arrecare ulteriore disturbo."
Poggio un ginocchio sull'erba e pesco dal fondo dello zainetto i recipienti delle nostre bibite da pick nick.
"Hai sete, Ilaria? Puoi scegliere: o una tiepida mineralona Coop, bottiglietta da cinquanta centilitri, o un Estaté al limone altrettanto tiepido."
Accenni un sorriso.
"Dammi l'Estaté, David. Non sono donna da mineralona, io."
"Hyvä, passerotta."
Ti allungo il bicchiere dell'Estaté con un'elegante manovra della mano sinistra.
"Ciapa."
Tu lo infilzi con la relativa cannuccia e inizi a succhiare. Io sturo la bottiglietta dell'acqua e bevo a garganella infradiciandomi mento, collo e petto nudo.
Ridi.
"Hai lo stesso piglio di quegli scarmigliati cowboy che si vedono negli spaghetti western e che vanno a dissetarsi a una polla dopo aver peregrinato nel deserto."
Accartoccio la bottiglietta dell'acqua ormai vuota e la getto dietro di me. Inchiodo il mio sguardo al tuo.
"Tu es très mignonne, mon papillon."
Avanzo verso di te, gattoni.
"Très très mignonne."
I nostri visi si sfiorano. Un battito di ciglia li divide.
"Smettila di fare il dongiovanni, David."
Mi colpisci il braccio sinistro con la costola del tuo libriccino. È l'Anticristo di Nietzsche. Edizioni Clandestine, collana Highlander.
"Il Ratto è morto. Tu lo hai ucciso."
Ti lecco una gota. Hai un vago sapore di vaniglia.
"Già."
Scosto il mio viso dal tuo.
"Il Ratto non c'è più. Ashes to ashes, dust to dust."
Mi colpisci di nuovo.
"Parla come mangi. È meglio."
Sogghigno.
"Jawohl, meine Venus!"
"Sei il solito lazzarone."
"Forse sì, forse no. Who knows who knows it?"
"Tu..."
Ti regalo una carezza. I nostri occhi sono ancora fissi gli uni negli altri.
"Io cosa, Ilaria?"
Posi il libriccino sul telo da spiaggia e rovisti l'interno della tua borsa zebrata. Ne estrai un campanellino d'oro appeso a un esile nastro di raso rosso.
"Ho voglia del mio braccialetto preferito. Me lo metteresti al polso? Non riesco a farcela da sola."
"Quale polso?"
"Il destro."
"Hyvä."
Eseguo l'operazione con estrema perizia.
"Va bene così, Venere?"
"Kyllä joo."
Rido sotto i baffi che non ho.
"A quanto pare, il finnico è una lingua molto contagiosa."
"Vero."
Ti regalo un'altra carezza e torno a sedermi sul materassino di gommapiuma.
"È giunto davvero il momento di lasciarti alle tue letture, Ilaria. Io vedrò di dedicarmi alle mie sempre che non cada vittima dell'abbraccio di Morfeo."
"Cosa stai leggendo?"
Raccolgo un libro da terra e te ne mostro la copertina.
"Wilde. Il Fantasma di Canterville. Nulla di che. Diporti da quarta o quinta ginnasio."
Scuoti il capo per l'ennesima volta.
"Se lo dici tu..."
Sogghigno.
"Oui, c'est moi qui le dis."
Mi sdraio. Cerco di seguire la trama del racconto ma ho la testa altrove. Il costume che indosso è un assillo. Stringe da morire. Sbuffo.
"Venere..."
"Cos'hai adesso?"
"Ti seccherebbe se restassi nudo? Ho problemi di slip."
Sollevi lo sguardo dal tuo Nietzsche e lo punti dritto su di me.
"Regolati come meglio credi. Basta che tu mi dia un attimo di tregua."
"Hyvä, Ilaria. Kiitoksia."
Sfilo il costume con una mossa decisa e, dopo averti strizzato l'occhio, mi sdraio di nuovo, i Ray-Ban bene assestati sul naso.
Sfoglio solo qualche pagina prima di scivolare nel buio del sonno.
Dovevo finire "A cena colla Kitty" e scrivere "Schegge".
Lo so.
Nietzsche però è sempre Nietzsche.